01/07/2010

Costante H e confronto internazionale

Dal 4 all’8 agosto 1988, all’Hotel Ergife di Roma, si è tenuto il XII Congresso Internazionale di Ontopsicologia. Per la prima volta a livello ufficiale, il Prof. Meneghetti espone il concetto della “costante H”, come “criterio oggettivo della funzionalità umana e dei valori riferiti ad essa. Il valore prioritario elementare desunto dall’intrinseca forma che individua e specifica l’umano in quanto tale e lo distingue da tutte le altre forme e modi di esistere” (Cfr. il paragrafo ‘La costante H come intenzionalità antropologica’ nel testo “Manuale di Ontopsicologia”). Tra i molti partecipanti al Congresso, ricordiamo la Dott.ssa Selma Sapir (USA, rappresentante ufficiale dell’ONU), la Prof.ssa Florence Denmark (USA, ex Presidente dell’A.P.A., socio fondatore I.C.P., coordinatrice della sezione Psicologia della Donna dell’A.P.A.), il Dott. Carlos Acosta Nodal (capo della delegazione cubana, direttore dell’Ospedale Psichiatrico Calixto Garcia di La Habana, responsabile della ricerca in psicoterapia di Cuba), il Prof. H. Kavanagh (USA), il Prof. A. Matiuškijn (Presidente dell’Associazione Psicologi dell’URSS, Direttore dell’Istituto Psicopedagogico dell’Accademia delle Scienze dell’URSS), il Prof. Hugo Bellido Moscoso (Decano della Facoltà di Psicologia dell’Università San Martin de Porres di Lima, Perù), l’On. Gerardo Gaibisso (membro del Parlamento Europeo, in rappresentanza del Presidente Lord Plumb), il Prof. F. Cuttitta (USA).

21/05/2010

Omeopatia e Ontopsicologia

S. C. Hahnemann, padre della moderna omeopatia, riprese il principio del “similia similibus curantur” (il simile si cura con il simile), applicandolo al fattore patogeno della malattia. Egli aveva osservato che la somministrazione di una sostanza terapeutica in un organismo sano produceva gli stessi sintomi che era in grado di curare negli organismi affetti da quella patologia. Iniziò così a preparare rimedi omeopatici – aventi cioè struttura simile al sintomo – per provocare esclusivamente la reazione delle cellule malsane, la cui struttura rispondeva per identità alla struttura essenziale del rimedio stesso. Molte altre terapie si basano sul principio omeopatico – indipendentemente dal metodo terapeutico di Hahnemann – agendo sull’aspetto più sano, in modo che la vitalità della natura coinvolga, sintonizzandole a sé, le parti in quel momento più deboli. Tutte le terapie, convenzionali ed alternative, nella loro grande diversità, si incontrano nella identità del comune oggetto di studio e di intervento: l’uomo. In base a cosa discriminiamo il maggiore o minor valore di efficacia di un’applicazione rispetto ad un’altra? Il criterio discriminante è la funzionalità soggettiva individuale. Il criterio usato dalla scienza ontopsicologica, anche nei suoi strumenti di intervento psico-corporei, come la melolistica (musicoterapia ontopsicologica), è sempre l’In Sé ontico, il criterio di natura che costituisce l’identità di ogni singolo individuo. L’utilitarismo funzionale all’identità di ciascuno di noi (cioè scegliere sempre ciò che aumenta quantitativamente e qualitativamente la nostra identità) è una buona strada per affrontare le piccole o grandi sfide del quotidiano. Cfr. “Manuale di melolistica”, di A. Meneghetti, Psicologica Ed., Roma (www.psicoedit.com)

21/04/2010

Dilettevole, didattica Psicotea

La psicotea è quello strumento usato dalla scienza ontopsicologica che riunisce in sé entrambi i pregi del divertimento e della crescita personale. Infatti, se da un lato il teatro offre l’occasione del puro diletto, dall’altro l’impostazione ontopsicologica consente una catarsi analitica sia nell’attore che nello stesso spettatore. Cosa accade esattamente durante la psicotea? Come nel teatro tradizionale c’è un regista, ci sono gli attori e c’è un pubblico. La trama o canovaccio viene decisa dal regista o conduttore e comunicata ai singoli attori, i quali tuttavia sono a conoscenza solo della propria parte recitativa, ma non di quella degli altri. In questo modo gli attori si ritrovano a recitare se stessi, riproducendo situazioni reali che seguono inevitabilmente il sentiero tracciato dai propri stereotipi, proprio come accade nella vita di tutti i giorni. Nel testo ‘Psicotea’ di Antonio Meneghetti (la prima edizione risale al 1980) l’autore scrive “La psicotea si propone di descrivere una strategia dove i complessi o le pulsioni naturali dei singoli personaggi fanno la loro selezione tematica, la quale - nella vita quotidiana- è il fattore che condiziona il soggetto ad andare sempre di conseguenza”. Si spiega, cioè, nel testo come dei modelli di comportamento appresi nella prima infanzia vengano seguiti vita natural durante dalle persone che non si pongono più il problema di verificare se quel modello è ancora utile a 30, 40 o 50 anni come lo era a 10. E la vita è vissuta tutta con lo stesso copione dove cambiano i personaggi ma le sceneggiature restano sempre le stesse.

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